Sui passi di Celestino [focus] Chiesa di Santa Maria in Cryptas

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Vi sveliamo un’altra bellezza che avremmo l’opportunità di visitare nella passeggiata del 19 maggio.

LA CHIESA DI SANTA MARIA IN CRYPTAS

Si trova a circa un chilometro dal paese di Fossa e a qualche chilometro dall’abbazia di Santo Spirito ad Ocre, di cui fu dipendenza per un certo periodo. Rappresenta uno dei più begli esempi di architettura duecentesca. Le sue origini sono più antiche e alcuni studiosi sostengono che essa nacque come un tempio romano-bizantino nel IX o nel X secolo d.C. che trova il suo elemento caratteristico nella presenza dell’ipogeo o cripta. Su questa struttura, nel XIV secolo, venne eretto l’edificio religioso secondo lo stile gotico-cistercense, ad opera di maestranze benedettine.
La chiesa è dotata di due facciate: quella principale sul lato ovest e quella posteriore sul lato opposto. La facciata, sul lato ovest, è molto semplice con struttura a capanna; il prolungamento sul lato sinistro è l’effetto dell’aggiunta di rinforzo.

Tra le pietre della muratura esterna si notano resti provenienti dagli edifici della città romana di Aveia, sulla quale fu successivamente costruita l’attuale Fossa.

La chiesa è stata gravemente danneggiata dal terremoto dell’Aquila del 2009. Il 28 aprile 2019, dopo un lungo restauro è stata riaperta al culto, a quasi dieci anni dal sisma.

La particolarità di Santa Maria ad Cryptas risiede nei due distinti cicli d’affreschi che ne ricoprono l’interno. Il primo ciclo opera di artisti bizantino-cassinesi nell’abside, nella parete meridionale, nell’arco trionfale e nella parete di contro-facciata, il secondo ad opera di pittori di scuola toscana di gusto protogiottesco , che riaffrescarono la parete settentrionale riedificata in seguito al terremoto del 1313.
Il ciclo bizantino-cassinese inizia dalla parete destra dell’arco trionfale e quindi per proseguire sulla parte meridionale, ove sono presenti splendide scene tratte dalla Genesi.

La leggenda vuole che Dante Alighieri, in visita a questa chiesa in occasione della nomina di Celestino V, fu talmente colpito dai dipinti del Giudizio da trarne spunto per la sua Commedia.

I restauri si sono svolti sotto l’egida del Segretariato Regionale dei Beni culturali. Per il recupero architettonico hanno diretto i lavori Franco De Vitis a Fossa (costruito dai benedettini su un pendio, l’edificio ha sempre avuto problemi di staticità), Marcello Marchetti prima e Paolo Mascilli Migliorini poi a Rocca di Cambio.

È stata riaperta al pubblico, con una cerimonia ufficiale, il 28 aprile 2019.