Sui passi di Celestino [focus] Santa Maria de’ Centurelli e la transumanza

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L’ultimo appuntamento del progetto “Sui passi di Celestino” ci porta a Santa Maria de’ Centurelli e a parlare di transumanza.

SANTA MARIA DE’ CENTURELLI

La chiesa si trova nel comune di Caporciano, nella biforcazione del tratturo L’Aquila-Foggia con il tratturo Centurelle-Montesecco, in un punto anticamente strategico per la transumanza.

Secondo la tradizione, la sua costruzione fu iniziata a seguito di un miracolo avvenuto nel 1502, per essere completata nel 1561.

Essa ha una pianta a croce latina, con un’unica navata, due cappelle laterali a formare i bracci del transetto e l’altare in stile barocco, posto sotto un arco trionfale. La facciata è in stile rinascimentale, molto semplice, con un portale costruito nel 1558 come riportato da un’iscrizione su di esso. Il fianco sinistro termina con la cappella del transetto, invece sul lato destro alla cappella è collegato un porticato costituito da grossi pilastri che sorreggono archi a tutto sesto, probabilmente per offrire rifugio ai pastori. Su ogni fianco della chiesa sono presenti tre monofore per illuminare l’interno.

La chiesa iniziò ad essere meno frequentata con lo scemare della transumanza, a fine Ottocento, e con il progressivo abbandono fu poi interdetta al culto nel 1905 e definitivamente nel 1935. Soltanto alla fine degli anni Novanta fu restaurata e riaperta al culto. Il sisma del 2009 danneggiò la facciata, che non era stata consolidata in precedenza, ma grazie ad alcuni finanziamenti, il Mibac ne ha curato il definitivo restauro nel 2011.

LA TRANSUMANZA

La transumanza è un’antica pratica della pastorizia tradizionale che consiste nel trasferimento dei greggi e delle mandrie in pascoli più miti o freschi in base alle stagioni più calde e più fredde, in modo da sfruttare la resa del bestiame tutto l’anno.

In particolare in Abruzzo la migrazione avveniva verso la Puglia, passando per il Molise, con l’obiettivo di raggiungere il Tavoliere e le Murgie. Così, alla fine della stagione calda, i pastori cercavano pascoli in quelle zone dove l’inverno era meno rigido rispetto a quello abruzzese e all’inizio della nuova stagione calda si spostavano di nuovo verso i pascoli più freschi dell’Abruzzo. Gli spostamenti erano permessi dalla costruzione dei tratturi, sentieri larghi con diramazioni longitudinali, i tratturelli, e trasversali, i bracci. Il viaggio poteva durare giorni e c’erano luoghi prestabiliti, dove fare le soste.

La transumanza ebbe una rilevanza economica importante sia perché la pastorizia, in modo diretto e indiretto, forniva sussistenza a metà della popolazione abruzzese, sia perché il passaggio sui tratturi, gestiti dalla Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia e dalla Doganella d’Abruzzo, prevedeva il pagamento di tasse che arricchivano le casse statali.

Nella metà del XV secolo i tratturi erano percorsi annualmente da tre milioni di ovini e trentamila pastori, numero in continua crescita fino all’Unità d’Italia, quando i pascoli a disposizione diminuirono perché fu data la possibilità ai contadini di riscattarli e destinarli alle coltivazioni. La riduzione di questo fenomeno è però avvenuta drasticamente con l’introduzione della moderna zootecnia e degli allevamenti intensivi e quindi oggi è limitata a poche zone dell’Italia.

Ma la transumanza non era solo uno spostamento di animali e pastori, era anche un fenomeno antropologico, sociale e culturale, tanto da essere riconosciuto come patrimonio Immateriale da parte dell’UNESCO.