Croce celestiniana

Un simbolo assolutamente essenziale (una croce e la lettera “S” dell’alfabeto), ove però ogni dettaglio è carico di significati e messaggi sempre più estesi e profondi, come le braccia di quella Croce, un po’ albero, un po’ spada, un po’ vessillo, che invitano a “vedere” la realtà in dimensioni sempre più vaste. E dalla figura simbolica, per l’ascoltatore attento e umile, sono scaturiti richiami e messaggi imprevisti ma immanenti, di verità eterna sull’uomo, sulla vita, sul Senso.
Non è possibile collegare direttamente il simbolo della Croce celestiniana con immagini, profane o sacre, che lo lascino presagire. Quel simbolo non è un simbolo derivato. Esso è assolutamente originale, forse “creato” ma certamente “suggerito” da un mistico fondatore, ricco di cultura biblica e teologica (come avrebbe potuto altrimenti essere eletto Supremo Pontefice della Chiesa universale?!), riconosciuto come maestro di sapienza, custode di fede cristallina, garante di ortodossia e di tensione mistica.
Il pellegrino o lo studioso, il ricercatore di spiritualità o l’esperto di cultura medioevale, che si recano a visitare un Eremo o un cenobio fondato da Pietro da Morrone (1209-1296), poi Papa Celestino V, sospinti dal desiderio o dal bisogno di ritrovare la pace del cuore, restano catturati dalla bellezza e dalla misteriosità di un simbolo ivi ricorrente e che li accoglie: la Croce celestiniana.
La grande Croce celestiniana si para davanti allo sguardo di chi entra, ed offre un benvenuto che ha il sapore di un’antica ospitalità, si impone come invito al silenzio e alla contemplazione del Mistero. Alla sensibilità dell’homo viator quel simbolo si presenta carico di significanze e, nella sua semplicità, lascia percepire un invito cordiale a sostare, quasi si fosse giunti ad una sorgente, a quella che fu per sette secoli sorgente di vita e di umanità per molti.